GIOVANI E GIOVANILISMO:
QUANDO SI E’ INIZIATO A
PARLARNE?
1a PARTE: Dal
futurismo ai teddy boys
Nel
momento in cui i giovani diventano un problema, nel momento in cui la cultura
comincia ad occuparsene nascono le “ideologie giovaniliste”. Da quel momento,
queste ideologie hanno fornito diverse immagini della gioventù e diverse idee
sul ruolo che i giovani dovrebbero avere nella società. Da quale momento accade
tutto ciò? Da quando i giovani divengono un problema?
È
nel corso del Novecento che i giovani divengono un problema. Prima di allora,
essere giovane corrispondeva ad una fascia di età, una dimensione anagrafica da
superare rapidamente per non tardare l’assunzione delle responsabilità
dell’adulto. Certo, gioventù è sempre stata sinonimo di energia e di
freschezza, di vitalità e di speranza; ma prima del Novecento era anche
sinonimo di dipendenza, di assenza di libertà e di poca autonomia nelle scelte.
Ogni individuo, una volta divenuto adulto, ricordava l’età giovanile con
nostalgia, ma non pensava che essa potesse stare sullo stesso piano
dell’indipendenza e della libertà dell’età adulta. Dal Novecento in poi,
invece, il giovane diviene sempre più indipendente e conquista sempre più
libertà, rendendo così invidiabile la sua condizione da parte di chi non è
giovane. Così i giovani diventano oggetto di attenzione della cultura, del
potere, dei movimenti politici, dell’industria dei consumi. E quella del
giovane diviene una condizione esistenziale, poiché per la società
contemporanea si può essere giovani per tutta la vita, indipendentemente
dall’età.
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Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), uno dei primi "giovanilisti" |
È
così che nel Novecento nasce l’ideologia giovanilista: pur nella diversità
delle proposte che i vari giovanilismi avanzeranno, essi avranno in comune un
atteggiamento di benevola condiscendenza o di aperto sostegno nei confronti di
tutto ciò che viene rivendicato e proposto dai giovani che, per il fatto stesso
di essere giovane, merita di essere affermato e appoggiato. Atteggiamento,
questo, che trova sostegno nelle ideologie politiche, ma anche
nell’opportunismo e nel conformismo culturale.
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Il numero di Le Figaro in cui venne pubblicato il Manifesto del futurismo |
Nell’Italia
del primo Novecento attraversata dai fermenti delle avanguardie culturali, come
il futurismo, giovinezza è sinonimo di modernità e di velocità: qualità esibite
polemicamente contro ciò che è giudicato passato e vecchio, per opporsi alla
società costituta e sostenere il rinnovamento. Entusiasmo, tecnologia, brivido
della velocità sono ad esempio i requisiti della giovinezza del Manifesto del futurismo di Marinetti
(1909); il nuovo canone di bellezza è questo, non quello della simmetria e
della regolarità: l’automobile ruggente è “più bella della Vittoria di
Samotracia”, dice il Manifesto. Poco
più tardi, nel 1921, echeggiando il futurismo, la canzonetta di Blanc fatta
propria dal fascismo dirà: “Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza /
giovinezza, giovinezza tu ci dai la libertà”.
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Giuseppe Blanc ( 1886-1969 ): musicò la canzone Giovinezza (su parole di Salvator Gotta) che divenne inno ufficiale del Partito Nazionale Fascista |
Il
fascismo incanala questo ribellismo disordinato verso uno scopo politico
funzionale al regime. Così, l’attivismo delle avanguardie si trasforma in
organizzazione militare giovanile: la Gioventù del Littorio, le associazioni
dei Balilla, quelle delle Giovani Italiane. Accanto all’organizzazione vi è il
culto del corpo, celebrato nelle associazioni sportive e ricreative che
servono, assieme a quelle militari, ad addestrare e disciplinare i giovani, a
rinsaldare tra loro i vincoli di cameratismo, a prepararli ad affrontare
l’impegno più grande: la costruzione del primato della nazione attraverso la
guerra e la conquista. Tale modello ideologico di giovane viene esteso
all’intera società: tutti devono apparire giovani, forti, addestrati, pronti ad
agire contro il nemico senza tante chiacchiere. Il fascismo, insomma, con lo
sport, l’associazionismo e la guerra incanala l’energia indisciplinata e il
disordine ideale delle avanguardie degli anni Dieci: il giovanilismo passa dal
disordine all’ordine.
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Esibizione fascista dei balilla |
Ricorda con rabbia, dramma teatrale di John Osborne |
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Teddy boys anni Cinquanta |
Nel
dopoguerra e negli anni Cinquanta si assiste al processo opposto: il ritorno del
giovanilismo al disordine. Il clima democratico, l’avvio del benessere, le
speranze suscitate dalla ricostruzione consentono l’assorbimento di modelli di
comportamento controcorrente. Il giovane degli anni Cinquanta assorbe le mode
culturali americane: i teddy boys,
gli jukebox, gli orari anomali, i
luoghi di ritrovo. Non ha velleità politiche come accadrà nel decennio
seguente, né intende fare del suo comportamento un modello di rinnovamento
sociale, ma è già “fuori controllo” e “a parte”, si sente un ribelle perché si
distingue dalla restante società. È un generico ribellismo nutrito da letture
elitarie che riflettono questo stato d’animo: Il giovane Holden di Salinger è del 1951, La Valle dell’Eden di Steinbeck è del 1952, Ricorda con rabbia di Osborne e del 1956. Il giovane ribelle degli
anni Cinquanta non è politicizzato, né vede nell’organizzazione politica una
salvezza; anzi appare come abbandonato dall’organizzazione che nei decenni
precedenti aveva mostrato per lui grande interesse. Il ribellismo degli anni
Cinquanta tende alla separazione, al distacco fra giovani e società, piuttosto
che all’impegno politico e all’elaborazione di un progetto di rinnovamento
sociale. (1 – continua)
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Jerome David Salinger (1919-2010) e la copertina del romanzo The catcher in the rye, tradotto in italiano con il titolo Il giovane Holden |
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Manifesto del film La valle dell'Eden (interpretato da un altro mito di quella generazione, James Dean) tratto dall'omonimo romanzo di John Steinbeck |