IDEOLOGIA DEL TERRORE E ISLAMISMO POLITICO: seconda parte
2a parte: L’ideologia dei Fratelli musulmani e il pensiero di Sayyid
Qutb
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Le tappe della formazione dell'Impero ottomano |
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Ataturk (1881-1938) |
Sono
state le due guerre mondiali a generare nel mondo arabo enorme delusione e
frustrazione per non essere riusciti a formare il grande Stato arabo. Infatti,
il plurisecolare Impero ottomano, sorto nel XIV secolo, si era dissolto dopo la
Grande guerra; le trasformazioni politiche conseguenti il conflitto avevano portato
alla nascita della Turchia moderna, grazie alla rivoluzione di Mustafà Kemal
“Ataturk”, ma avevano lasciato una parte del mondo islamico sotto il controllo
più o meno diretto dell’Europa. Dopo la seconda guerra mondiale il colonialismo
venne definitivamente meno e nacquero stati arabi indipendenti, ma i nostalgici
dell’Impero non furono ugualmente soddisfatti: l’importazione del modello dello
Stato nazionale nel mondo islamico fu vissuto da costoro come una deviazione,
un tradimento della tradizione islamica che ha sempre visto tutti i musulmani
raccolti in un’unica grande casa, la Umma o “comunità dei fedeli”.
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Mustafà Kemal (Ataturk), al centro della foto, nel 1923, quando depose il sultano, proclamò la fine del califfato e fondò la Repubblica turca |
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Il Medio Oriente dopo la seconda guerra mondiale |
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Hasan al-Banna |
Fu
quindi nei due contesti postbellici che si rafforzarono le tendenze alla
riunificazione politica del mondo islamico. Ad esempio, fin dal 1924 la
dinastia saudita in Arabia si fece portabandiera del movimento integralista
wahhabita, movimento rigorista musulmano-sunnita fondato in Arabia da Muhammad
ibn Abd al-Wahhab (1703-1791), caratterizzato da estremo conservatorismo
religioso e sociale che proponeva come modello i “pii antenati” (da cui
l’espressione “salafiyya” – che vuol dire appunto “i pii antenati” - e il
connesso atteggiamento politico, il salafismo). Sorsero inoltre associazioni
islamiche legate agli ulema, o mullah, i “dotti” del Corano, con progetti
politici di islamizzazione totale della società depurata dalle corruzioni del
mondo occidentale, tutte più o meno ispirate al wahhabitismo e al salafismo.
Tra queste ebbe particolare influenza appunto quella dei Fratelli musulmani,
fondata nel 1928 in Egitto, a Ismailia, da Hasan al-Banna (1906-1949). Nata
come associazione di assistenza scolastica e sanitaria, si è presto diffusa in
molti paesi arabi, attirando giovani, intellettuali, religiosi e politici. Il
suo motto era: “Allah è il nostro obiettivo. Il profeta è il nostro capo. Il
Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Allah è
la nostra suprema speranza”.
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L'emblema dei Fratelli musulmani |
Il
progetto dei Fratelli musulmani, infatti, prevedeva fin dall’inizio la riforma
della società attraverso una capillare opera educativa e formativa, opera che
doveva essere ancorata ai più rigorosi precetti islamici. Finché tale opera è
rimasta sul terreno dell’istruzione, essa ha avuto influenza soprattutto nel
campo religioso e rituale, sebbene sia stata sempre molto capillare e pervasiva.
Ma tra gli affiliati cominciò presto ad emergere una corrente più radicale e
più impaziente che intendeva tradurre in concrete azioni politiche quel progetto:
così la Fratellanza si è trasformata nel tempo in un movimento che da un lato ha
perseguito la piena islamizzazione della società rifiutando ogni influenza
occidentale, dall’altro, operando nella clandestinità, ha alimentato una rete
paramilitare e terroristica che ha messo a segno molti attentati (ad es. contro
Sadat nel 1981; inoltre lo stesso Bin Laden si era formato all’interno della Fratellanza).
In tal modo questa organizzazione contribuì alla nascita del cosiddetto
”islamismo”, ovvero dell’ideologia politica che consiste nel dichiarare guerra
all’Occidente e nel combatterlo con tutte le armi. L’islamismo non va confuso
con l’Islam: quest’ultimo è una religione, mentre l’altro è, ripeto, un’ideologia
politica. Nel mondo islamico non tutti i musulmani hanno accettato questa
deviazione politica del messaggio religioso; tuttavia l’islamismo riuscì ad
attirare a sé molti giovani in cerca di riscatto rispetto al mondo occidentale:
il suo successo, soprattutto nel secondo dopoguerra, è stato enorme sia tra i
musulmani sunniti che tra quelli sciiti.
Torniamo
ai Fratelli musulmani. Subito dopo la fondazione tra gli affiliati si diffusero
idee di destra, soprattutto simpatie per il nazismo. Hasan al-Banna, il
fondatore, aveva una forte ammirazione per le camicie brune naziste (le SA); ad
imitazione di queste, le unità organizzative dei Fratelli musulmani indossarono
camicie di uno stesso colore, il verde, e vennero chiamate kataib, cioè
falangi, termine ricorrente nelle formazioni paramilitari fasciste che negli
anni Trenta si stavano diffondendo in
Europa. L’opera di propaganda dei Fratelli fu inizialmente contro la Turchia di
Ataturk che aveva spazzato via il califfato, mentre la Fratellanza avrebbe
voluto restaurarlo perché lo riteneva il mondo islamico più puro: in questo
modo la religione si mescolava con la politica.

Ma l’intellettuale che ebbe più influenza nel movimento fu senza dubbio lo scrittore egiziano Sayyid Qutb (o Said Qotb) (1906-1966), il cui pensiero merita di essere conosciuto se vogliamo afferrare appieno il retroterra culturale di questa organizzazione tuttora molto forte e molto ascoltata nel mondo arabo.
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Gamal Abd el-Nasser (1918-1970), Presidente dell'Egitto dal 1954 |
Qutb
ricevette una rigorosa educazione religiosa, studiò poi negli Stati Uniti dove
si laureò in Pedagogia ma odiò gli Usa per il materialismo, i vizi, i
passatempi e la libertà sessuale del suo popolo, oltreché per la sua politica
estera. Nel 1951 tornò in Egitto ed entrò nei Fratelli Musulmani diventandone
il principale ideologo. Nel 1952 Nasser, da poco andato al potere in Egitto, si
recò da Qutb per ottenerne l'appoggio; ma l'estremismo dei Fratelli procurò
all’Egitto molti problemi sul piano internazionale, inoltre l’organizzazione si
opponeva alla modernizzazione del paese perseguita dal Presidente egiziano. Sicché,
dopo un’iniziale collaborazione, Nasser e i Fratelli Musulmani entrarono in
collisione e il dittatore fu costretto a mettere al bando l'organizzazione nel
1954. Qutb fu imprigionato e trascorse in galera quasi tutto il resto della
vita, finita nel 1966 quando venne impiccato. In carcere scrisse in abbondanza,
ma i suoi libri più famosi e influenti presso i fondamentalisti musulmani furono
All'ombra del Corano, monumentale opera di esegesi e commento del Corano, e Pietre miliari: in entrambi vi è l’esposizione del pensiero di
Qutb.
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Qutb durante la prigionia |
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L'edizione in lingua inglese di All'ombra del Corano |
Mescolando
varie idee occidentali, tra cui la filosofia della prassi di Marx, Qutb afferma
che la verità non è possibile apprenderla nei libri né attraverso le scienze
sperimentali; essa emerge da un lato attraverso la dedizione assoluta alla
fede, come chiede l'Islam, dall'altro attraverso l'impegno e la lotta. Fede
assoluta e azione sono quindi i due mezzi attraverso cui la verità si afferma;
la parola di Allah e il martirio in suo nome sono le uniche strade per arrivare
alla verità.
Secondo
Qutb la società occidentale era giunta ad una crisi irreversibile: il mondo
moderno si stava degradando, la sua intelligenza e moralità stavano scivolando
verso il basso; libertà, scetticismo e materialismo lo stavano facendo
avvizzire, moltiplicando malattie nervose, violenza, perversioni, manie
criminali, ansia e sofferenza. Prosperità economica e conoscenze scientifiche
non bastavano, secondo Qutb, laddove Dio era stato abbandonato e sostituito dal
benessere materiale: tanto più che anche questo era provvisorio e minacciato dall'assenza
di una egualitaria distribuzione delle ricchezze. In fin dei conti Qutb
indicava mali che anche molti intellettuali dell'Occidente avevano individuato da
decenni. Ma qual era la causa di tanta miseria e di tanta alienazione secondo
lo scrittore egiziano?
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Qutb nel corso del processo che lo condannerà a morte (1966) |
Egli sosteneva che per capirlo occorreva osservare
cos'era accaduto dall'affermazione della religione ebraica in poi. L'ebraismo
aveva insegnato ad adorare un solo Dio e a rinnegare gli altri. Come ogni
musulmano, anche Qutb riconosceva nell'ebraismo una religione originale, perché
oggetto di rivelazione divina e rigorosamente monoteista; ma oltre a questi
meriti, secondo Qutb l’ebraismo era stato anche un codice di comportamento che
dettava l'attività giusta in ogni campo della vita. La legge mosaica si
rifiutava di tracciare un solco tra sacro e secolare perché, e qui sta per il
nostro autore la grandezza dell'ebraismo, venerando un solo Dio non poteva
tollerare che vi fossero ambiti della vita soggetti all'autorità di altre
divinità. Il suo rigoroso monoteismo esigeva che ogni attività umana fosse
soggetta alla sola autorità divina. Ma, secondo Qutb, l'ebraismo ad un certo
punto avvizzì e restò un sistema di rigidi e vuoti riti esteriori. Fu allora
che arrivò Gesù che, con ulteriori rivelazioni divine, ridiede alla religione
di Abramo e Mosè nuovo slancio e nuova forza. Riuscì il cristianesimo a
mantenere viva la convinzione, presente nella legge mosaica, che vita della
spirito e vita civile devono seguire uno stesso Dio e quindi uno stesso codice?
(2 – continua)
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La Torah, o "Legge", testo sacro dell'ebraismo |