Tra paranoie e
tecnologia: analisi del grillino-tipo
La crisi politica sembra
avvitarsi sempre più su se stessa e sembra non avere, almeno per ora, vie
d’uscita. Lo stallo ci invita a meditare su quel che è accaduto e che sta
avvenendo. Perché, allora, non tornare a riflettere ancora sul movimento di
Grillo? Del resto è il M5S la vera novità del momento; inoltre, come proverò a
dimostrare, esso è una vera miniera di curiosità sociologiche.
All’interno di una
formazione politica trasversale com’è il movimento dei grillini, vi è
ovviamente di tutto, e ciò credo sia vero anche per i suoi elettori, che, non
dimentichiamolo, non sono costituiti solo da diciottenni, ma soprattutto da chi
nelle elezioni del 2008 aveva espresso la sua preferenza per altre formazioni
politiche.
Secondo l’Istituto Cattaneo
(si veda il volume curato da Elisabetta Gualmini e Piergiorgio Corbetta, Il Partito di Grillo, Il Mulino, Bologna
2013), l’elettore del M5S dopo le elezioni amministrative del 2012 si auto
collocava per il 30% nell’area del centro-sinistra, per il 18% in quella del centro-destra.
Ma la ricerca calcola che dopo le elezioni del 2012 il voto al M5S provenga,
rispetto al 2008, per il 41,2% dall’area PD-IdV, per il 36,1 dall’area
PdL-Lega: la provenienza da quest’ultima area è cresciuta nel 2012 di quasi 10
punti percentuali, mentre è rimasta quasi stabile la provenienza dal
centro-sinistra (vedere qui le tabelle pubblicate dall’Huffington Post e prelevate dal libro citato).
Riguardo all’estrazione
sociale, invece, dopo le elezioni del 2012 si è proclamato elettore del M5S il
29,5% degli operai, il 28,5 dei dipendenti privati, il 24,3 dei dipendenti pubblici,
il 27,4 degli autonomi. Molto rappresentata anche la categoria dei disoccupati:
il 26,8% di essi si è dichiarato grillino. Se si considera che la ricerca ha
individuato che sono presenti tra gli elettori del M5S anche pensionati,
casalinghe e studenti, nonché, per quanto riguarda le scelte di coscienza,
credenti e non credenti, praticanti saltuari e assidui, concluderemo che la
rabbia e il malcontento sono stati drenati dal movimento in ogni ambiente
sociale e culturale. Il profilo medio è comunque, a quanto sembra, quello di un
tecnico diplomato, con un’età compresa tra 25 e 54 anni, attivo soprattutto
nelle associazioni sportive e ricreative, utilizzatore di internet ma
dipendente soprattutto dalla tv per l’informazione politica, possessore di un
profilo facebook (più o meno quanto gli elettori del PD e del PdL), non molto
attivo nel mondo dei blogger (mentre lo sono molto di più gli elettori degli
altri due schieramenti).
C’è un aspetto, però, sul
quale occorrerebbe effettuare una ricerca sociologica come quella della
Gualmini, un aspetto che potrebbe essere rivelatore delle idee dell’elettore e
del candidato 5 Stelle assai più della sua appartenenza politica antecedente alle
elezioni del 2012: mi riferisco all’insieme dei miti condivisi dal “grillino-tipo”.
Poiché, come vedremo, credo che tali miti provengano soprattutto da internet, essi
sono anche rivelatori dell’approccio del grillino con la rete. Non ho dati
certi su questo aspetto, ma solo indizi frammentari e impressioni: interviste concesse
da alcuni dei neoeletti, dichiarazioni effettuate dallo stesso leader Grillo negli
ultimi anni, testi scritti da attivisti e reperibili on line, osservazioni personali compiute da quando è nato il
fenomeno del grillismo. Perciò le considerazioni che seguono non pretendono di
essere complete né, tanto meno, scientifiche. Le offro al lettore paziente come
spunto di riflessione, non solo per cominciare a interpretare la mentalità del
grillino medio (ammesso che questo soggetto sociale sia già in mezzo a
noi), ma anche per provare a decifrare alcuni fatti e alcune affermazioni che
abbiamo visto e udito nelle ultime settimane.
![]() |
Il filologo Karoly Kerény |
Prima di esporre questi
spunti, occorre una precisazione sul termine “mito”. Non lo uso con accezione
negativa (cioè falsa conoscenza, convinzione fasulla), anche se non condivido i
miti amati dai grillini. Qui il termine mito indica l’insieme delle
convinzioni, come spiegarono Karoly Kerény (1897-1973) e la scuola
fenomenologica, che danno senso al mondo e che consentono all’uomo di trovare
una collocazione in esso. Tali convincimenti non hanno origine scientifica, ma non
sono neppure alternativi alla sfera conoscitiva razionale: fanno tutt’uno con
essa, costituiscono, come scrisse appunto Kerény, un “ampliamento della coscienza”,
producendo quei significati che ispirano la condotta umana in ogni campo,
compresa la ricerca scientifica (cfr. K. Kerény- C. G. Jung, Prolegomeni allo studio scientifico della
mitologia, 1941, tr.it. Bollati e Boringhieri, Torino 2012).
![]() |
Ho trovato la vignetta nel blog http://italospagnola.iobloggo.com/ che ringrazio |
Chiarito questo, il primo
spunto di riflessione che offro è il seguente: l’attivista del M5S è dipendente
da internet per quanto riguarda la formazione dei suoi valori mitici di fondo.
Sebbene non rinunci a guardare la tv, come spiegato dalla ricerca dell’Istituto
Cattaneo, il grillino non crede molto a questo mezzo di comunicazione, crede
invece al web. Inoltre non legge giornali, anzi si vanta di non farlo, perché
li ritiene prezzolati dal potere finanziario. Giudica libera, invece, l’informazione
che circola in rete: essa è considerata indipendente quindi, in virtù di questo
carattere, veritiera. Stampa e televisione “sono vendute”; internet è puro. In
questo modo, il web diventa per il grillino-tipo sorgente mitopoietica, cioè origine
di quelle immagini e di quei valori mitici che danno senso al mondo.
Secondo spunto di
riflessione: il grillino d.o.c. crede nei complotti. Su questo aspetto c’è
ormai un’ampia letteratura relativa soprattutto al leader, Beppe Grillo. Chi
volesse informarsi sulla questione può cominciare con l’articolo di Mattia
Feltri, Vegani, complottisti, webbisti. Il Partito Arlecchino di Grillo, pubblicato
da La Stampa, il 10 marzo 2013. Oppure
con il blog Perle complottiste, che di
recente ha eletto Grillo il più credulone degli italiani in circolazione (perciò
lo ha insignito del ”Premio Perlone 2012”), battendo rivali del calibro di Giulietto
Chiesa e di Roberto Giacobbo. Oppure, ancora, gli articoli di Beatrice Mautino su Wired.it che ho citato nel post del 5 settembre 2012.
![]() |
Il Premio "Perlone 2012" dal sito Perle complottiste |
Grillo negli ultimi anni ha dato
spazio sul suo blog ad informazioni su presunti complotti relativi a vari
ambiti: le scie chimiche (quelle che vediamo talvolta in cielo: non sarebbero
gli aeroplani a rilasciarle ma potenti multinazionali che ci stanno
avvelenando); il terremoto in Emilia Romagna (che sarebbe stato provocato da
una cricca tecnico-militare-finanziaria per sperimentare un fantomatico
macchinario sotterraneo: sulla vicenda è incappata in alcuni episodi comici il
consigliere regionale del M5S Federica Salsi, quando era ancora grillina; vedi qui); l’Aids (che secondo Grillo non esisterebbe, perché sarebbe un’invenzione delle
case farmaceutiche); il signoraggio (ovvero l’insieme del reddito che in ogni
paese, da quando esiste lo Stato moderno, deriva dall’emissione di moneta;
secondo il complottista, come Grillo, questo reddito sarebbe confiscato dalla
banca centrale per favorire banchieri e poteri forti a danno dei cittadini; è
noto, invece, che è il governo ad appropriarsene attraverso il prelievo fiscale
per finanziare la spesa pubblica, cioè proprio quell’esborso di denaro che è
rivolto ai cittadini); le “nanoparticelle” (piccolissime particelle di sostanze
tossiche ed inquinanti che sarebbero introdotte dalle industrie, più o meno involontariamente, negli alimenti: il complotto consiste nel fatto che questa
“verità” sarebbe tenuta deliberatamente nascosta dalle fonti ufficiali d’informazione);
la morte di don Verzè (che non sarebbe avvenuta per cause naturali, perché
l’anziano fondatore del San Raffaele sarebbe stato avvelenato).
Delle “bufale scientifiche”
diffuse da Grillo con il suo blog, e tutte conducenti alla teoria del
complotto, la rivista Wired si è
divertita a raccogliere un campionario (vedi qui): nel corso degli ultimi anni Grillo ha
sostenuto che i vaccini sono inutili; che gli esami clinici precoci e gli screening
sono pericolosi e inventati solo per ingrassare le industrie farmaceutiche; che
un pomodoro geneticamente modificato sarebbe stato messo in circolazione dalle
industrie chimiche per testarlo sugli esseri umani e avrebbe già ucciso decine
di persone; che la cura Di Bella sul cancro funziona e che sarebbe boicottata
sempre dalle suddette industrie; che Rita Levi Montalcini (definita senza mezzi
termini da Grillo “una puttana”) ha rubato il Premio Nobel grazie
all’intervento di una ditta farmaceutica che avrebbe corrotto la giuria per
farglielo ottenere. Naturalmente, Grillo ha sostenuto anche quelle teorie
cospirazioniste nate prima del suo blog e già diffuse a livello planetario, a
cominciare da quella sull’11 settembre: “la Cia è coinvolta negli attentati? Non
è da escludere”, scriveva Grillo il 22 maggio 2006, in un post
significativamente intitolato 9/11 senza verità (nel quale viene riportata una lettera di Giulietto Chiesa, altro
noto cospirazionista riguardo all’attentato delle Torri gemelle). Come spiega
Beatrice Mautino, su Wired.it, che la
schiacciante maggioranza degli esperti e degli scienziati abbia confutato tutte
le tesi dei complottisti-cospirazionisti-negazionisti non preoccupa chi, come
Grillo, ritiene di avere scoperto una “verità alternativa”; anzi il fatto che
gli scienziati sostengano la “verità ufficiale” è la prova che dietro di loro
vi sono le lobby e i poteri forti che li tengono in pugno. “Le prove di questo
complotto mondiale non ci sono - conclude la Mautino – ma questa è una prova a
favore della teoria del complotto: se non ci sono prove di un accordo
universale tra gli scienziati, dicono i negazionisti, è proprio perché sono
compatti nel farne parte e tenere la bocca chiusa”.
Della questione mi sono già
occupato mesi fa (vedere sempre il post del 5 settembre scorso). Ora aggiungo
solo due osservazioni: innanzitutto è evidente la radice paranoica del
complottismo di Grillo e di coloro che gli credono; in secondo luogo internet
potenzia la penetrazione e la diffusione della paranoia complottista. Lo
psicanalista Claudio Risé, nell’intervista rilasciata a Nicola Mirenzi per la
rivista Gli altri online (3 giugno
2011) ha affermato: “il
complottista è anche una persona elitaria, altezzosa, che nel profondo rifugge
il confronto. E che assume un atteggiamento di superiorità perché in realtà non
regge il contraddittorio. […] Il legame tra politica, complotto e paranoia è in
realtà molto antico. L’elemento veramente nuovo è il web. Che si presta molto
alla diffusione delle tesi complottiste. Essendo capace di stabilire un
contatto immediato tra persone che la pensano allo stesso modo. In passato
l’affermazione di una teoria del genere aveva bisogno di molto tempo per
consolidarsi. Oggi è di gran lunga più facile. E come per la maggior parte dei
disturbi, il web funziona come moltiplicatore: aumenta la potenza di fuoco,
l’infiammazione cerebrale”. Rispetto a tutti gli altri qui analizzati, quello cospirazionista
è forse il mito grillino più patologico.
![]() |
Lo psicanalista Claudio Risé |
Terzo
spunto di riflessione: il grillino tipo è assemblearista-unanimista. Non ama la
democrazia rappresentativa liberale e repubblicana, preferisce la cosiddetta
“democrazia diretta” che, a differenza del voto, sarebbe in grado di esprimere
la volontà generale, ovvero i desideri del “popolo”. Tale espressione per il
grillino dovrebbe essere manifestata attraverso il web, nuova piazza mediatica
sostitutiva dell’assemblea di sessantottina memoria, ma come quella ugualmente
basata sull’unanimità. Il web, infatti, non esprime pareri difformi ma
assolutamente “uguali”, poiché esso costituirebbe una voce sola, un desiderio
unico, un’unica volontà. Non vi è spazio per le minoranze in questa concezione
politica neo-giacobina, chiunque dissenta è ritenuto colpevole di tradimento e
nei suoi confronti vanno presi “provvedimenti”, come in queste ore Grillo ha
scritto sul suo blog a proposito di quei senatori 5 Stelle che hanno votato Piero Grasso come Presidente a Palazzo Madama. Secondo Grillo e secondo i suoi più
accesi sostenitori, la democrazia o è diretta o non è altro che un “inciucio”,
sicché, una volta che la maggioranza avesse in mano il potere, se ne deduce che
dovrebbe disporre di ogni mezzo per costringere le minoranze ad ubbidire e a
chinare il capo.
![]() |
Luigi Einaudi (1874-1961) economista, Presidente della Repubblica italiana dal 1948 al 1955 |
“Ove
non esistono freni al prepotere dei ceti politici – ricordava Luigi Einaudi – è
probabile che il suffragio della maggioranza sia guadagnato dai demagoghi
intesi a procacciare potenza, onori e ricchezza a sé, con danno nel tempo
stesso della maggioranza e della minoranza. I freni hanno per iscopo di
limitare la libertà di legiferare e di operare dei ceti politici governanti
scelti dalla maggioranza degli elettori. In apparenza è violato il principio
democratico il quale dà il potere alla maggioranza; in realtà, limitandone i
poteri, i freni tutelano la maggioranza contro la tirannia di chi altrimenti
agirebbe in suo nome e, così facendo, implicitamente tutelano la minoranza” (L.
Einaudi, Il buongoverno. Saggi di
economia e politica (1897-1954), Laterza, Roma-Bari 2004, pp. 87-88, cit.
in Maurizio Viroli, La libertà dei servi,
Laterza, Roma-Bari 2012, p. 58). Lo stesso Viroli, a commento di queste parole
del grande liberale italiano, aggiunge: “Dove il popolo è sovrano incombe il
demagogo, e dunque s’impongono freni che difendano il popolo contro la propria
debolezza” (M. Viroli, op. cit., p.
58). Il mito assemblearista-unanimista non manifesta una patologia, come nel caso del
cospirazionismo, ma potrebbe rappresentare una minaccia per le libertà
individuali.
Quarto
spunto di riflessione: il grillino modello non ama il confronto sine ira ac studio, non ama ascoltare il
punto di vista contrario e non crede che nelle opinioni diverse dalle sue vi
possa essere anche solo un pizzico di
verità. La verità è solo dalla sua parte, così chi si oppone al suo verbo viene
delegittimato sul piano personale con insulti e pesanti offese, ovviamente via
web: una sorta di gogna che serve ad intimidire l’avversario per zittirlo. Ho
fatto diretta esperienza di questa tecnica: ho preso parte ad alcune
discussioni in rete su Grillo e sul M5S e, sebbene il mio punto di vista fosse
sempre firmato e basato su argomenti, sono stato insultato dal sacerdote di
turno del “grillismo” che, in veste di comune cittadino, ha preso parte al
confronto senza firmarsi. In un caso (la discussione sull’intervista a Grillo
pubblicata da Time: vedi qui)
l’attivista intervenuto (a quanto pare una donna) ha letteralmente fatto piazza
pulita dei pareri contrari al suo, aggredendoli tutti con termini offensivi: è
ovvio che le persone di buon senso, dopo poche battute, abbandonano la
discussione per evitare di essere trascinati in un litigio triviale sotto gli
occhi del mondo intero, e finiscono per lasciare campo aperto
all’intimidatore/intimidatrice. Non vorrei apparire io come un complottista, ma
è noto a tutti che in rete circolano i troll,
utenti reclutati appositamente per provocare gli interlocutori e avvelenare il
dibattito; nelle mani di un capo politico il troll potrebbe avere il preciso compito di intimidire gli
avversari.
Quinto
spunto di riflessione: il grillino ideale è salutista-igienista-ecologista.
Niente di male in ciò: ognuno è libero di orientare i propri comportamenti
alimentari e il proprio rapporto con il corpo e con la natura come meglio
crede. Ma il grillino non si accontenta di godere di questa libertà: la vuole
imporre agli altri. Quindi (e qui faccio ancora ricorso alle personali
osservazioni ed esperienze condotte su conoscenti, amici e parenti che si
riconoscono come grillini a tutto tondo) vorrebbero obbligare gli italiani ad
istallare pannelli fotovoltaici in casa; vorrebbero imporre a tutti diete
esclusivamente vegetariane (in qualche caso “vegane”); vorrebbero indurre nella
popolazione una conversione di massa verso il salutismo estremo: no allo
zucchero, no alle carne, no al pane, no alla pasta, no a cibi arrostiti o
fritti, no a bibite e alcolici; sì alla bottiglietta d’acqua da tirar fuori in
ogni occasione, sì alla ginnastica pilates tre volte al giorno, sì a diete
ipocaloriche imposte e costituite esclusivamente da cibi a km-zero,
possibilmente coltivati nell’orto di casa, al fine di danneggiare le
multinazionali che speculano sulla nostra fame. Il vero grillino sa sempre quale
oscura minaccia è contenuta negli alimenti venduti nella grande distribuzione, perciò desidera che tutti tornino a prepararsi il cibo in casa senza acquistare nulla:
sono dei Latouche in pectore,
inconsapevoli sostenitori della “decrescita felice”.
![]() |
Serge Latouche (1940) filosofo ed economista, teorico della "decrescita felice" |
Oddio, quanto
inconsapevoli non saprei: Pizzarotti, il sindaco 5 Stelle di Parma, prima di
entrare in politica è stato socio fondatore del “Circolo della decrescita
felice” di Parma, aderente allo MdF italiano (Movimento per la decrescita
felice: vedi qui). Infine, per il grillino salutista l’unico modo corretto di
recarsi al lavoro è a piedi o in bicicletta: chi usa il mezzo pubblico (purché a
metano) è tollerato; chi usa l’auto è complice delle multinazionali del
petrolio (come Grillo ha più volte affermato durante i suoi spettacoli-comizi,
negli scorsi anni). Il mito salutista-igienista-ecologista, che non è di esclusiva
proprietà del grillismo, è forse il più innocuo, sebbene non lo sia la volontà illiberale
di imporlo a tutti.
Ultimo
spunto: il grillino ideale è manicheo. Non può che essere questo l’alfa e
l’omega dei miti del grillismo, perché consegue da tutto ciò che ho detto
sopra. Il ragionamento che conduce al manicheismo è il seguente: se io solo ho
la verità, se io solo comprendo quali intrighi vi sono dietro le verità
ufficiali, se io solo uso l’unico strumento di comunicazione pulito, cioè
internet, se io solo porto nella politica pulizia e moralità, se io solo mangio
correttamente, consumo correttamente, bevo correttamente, mi muovo
correttamente, vuol dire che io solo penso correttamente. Tutti gli altri sono
nemici dell’umanità, e come tali dovrebbero essere trattati. Niente iustus hostis per il grillino: chi non è
con lui è un nemico, e con il nemico non si tratta, lo si elimina: “Vogliamo
vederli tutti nella tomba!” grida un lettore del blog di Grillo, commentando il
post del 2 marzo scorso in cui il comico si scagliava contro Vendola (vedi qui). Mito lugubre e pericoloso.
![]() |
C.S.I. uno dei serial criminologici più seguiti |
Conclusione,
per ora. I miti del grillino d.o.c. sono probabilmente il prodotto di una
massificazione della cultura basata su un certo tipo di intrattenimento
televisivo e su un certo uso di internet. Riguardo al primo mi riferisco alla fiction di tipo poliziesco-criminologico
e a quella fantascientifica seriale. Entrambe da un quindicennio costituiscono
l’intrattenimento più amato da chi oggi ha un’età compresa tra i 30 e i 45 anni
(lo “zoccolo duro” dell’elettorato grillino); esse hanno istillato nell’inconscio
di questo pubblico il convincimento che il mondo sia una trama di misteri e di
inganni che possono essere svelati e puniti solo da leader carismatici armati
di strumenti tecnologici e di capacità spettacolari. Insomma, un mondo di fumetti
popolati solo da cattivi e da supereroi.
![]() |
X-Files, simbolo della produzione televisiva di fantascienza seriale degli ultimi 10-15 anni |
Riguardo al secondo (l’uso di
internet), il grillino tipo ha nei confronti della rete un atteggiamento di credulità
tecnologica prossima al feticismo. Tutto quel che egli scova on line è vero "a prescindere", non ha
bisogno di essere sottoposto a verifica, specie se viene diffuso da un
supereroe carismatico come Grillo: il fatto di essere in rete è una prova
sufficiente dell’affidabilità dell’informazione. Il deputato 5 Stelle Paolo Bernini (la cui intervista abbiamo visto su Ballarò del 5 marzo scorso: vedi qui) è un esempio di quel che sto dicendo, oltreché esemplare perfetto del cospirazionista di cui parlavo sopra. La fascinazione che costoro
subiscono dalla rete non ha nulla a che vedere con i pregi e i difetti della
tecnologia telematica, ha piuttosto a che vedere con il loro modo di
utilizzarla, con il loro modo di fidarsi di essa, con il loro bisogno di
certezze rassicuranti. Su questo plafond culturale, si è abbattuta la crisi
(questa sì reale) della politica in Occidente, una crisi che, generata dalla
globalizzazione, ha demolito le tradizionali fonti generatrici di valori e di
miti politici: le ideologie, i partiti, lo Stato. La crisi di queste strutture mitopoietiche
ha convinto i grillini che la politica in sé fosse vecchia e defunta, e che al
suo posto si potesse collocare la tecnologia con le sue risposte chiare e
semplici, con le sue certezze confortanti.
![]() |
I Supereroi dei fumetti Marvel |
Il
grillino-tipo insegue miti prodotti dalla degenerazione di quelli che hanno
animato la politica del Novecento. Sono miti molto discutibili, tra i quali è
difficile rinvenire risorse per affrontare i problemi che ci angosciano. Eppure,
credo che con essi dovremo fare i conti nel prossimo futuro: del resto sono
stati generati dalla società che tutti abbiamo contribuito a costruire.