Contorsionismi degli anni Trenta: i socialisti francesi e Hitler
“Un tiranno può essere eletto per suffragio universale ed essere non
meno tiranno per questo” (Alain [pseud. di
Emile-Auguste Chartier], Eléments d’une
doctrine radicale, Paris, 1925, cit. in H. Stuart Hughes, Coscienza e società. Storia delle idee in Europa
dal 1890 al 1930, tr. it. Torino, Einaudi, 1967, p. 270)
Racconta il saggista statunitense Paul Berman (in Terrore e liberalismo, Einaudi, Torino
2004) che negli anni Trenta, in Francia, il Partito socialista era diviso in
fazioni. Leon Blum, che tra 1936 e 1937 era stato Presidente del Consiglio,
rappresentava la corrente moderata; Paul Faure rappresentava la corrente più radicale
che godeva di un notevole seguito e consenso tra le masse popolari: poiché era
avversa alla guerra, tale corrente era denominata “pacifista”.
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Leon Blum |
Quando tra 1936 e 1938 Hitler cominciò a minacciare, e poi a
realizzare, la militarizzazione della Renania, l’annessione dell’Austria, l’occupazione
dei Sudeti, Blum ne rimase spaventato e prese ad opporsi al nazismo e a sostenere
la necessità di prepararsi alla guerra contro la Germania. Faure invece non
voleva la guerra, era pacifista e sosteneva che in fin dei conti la Germania
era stata trattata ingiustamente dopo la prima guerra mondiale, perciò ora i tedeschi
stavano davvero soffrendo, come diceva Hitler nella sua propaganda, e ciò era
colpa delle potenze democratiche e capitaliste, come l’Inghilterra e la
Francia. Per Faure e per i suoi seguaci non era Hitler la vera minaccia per la
pace, anzi secondo loro i tedeschi meritavano ascolto e le richieste di Hitler
erano da considerarsi, in fin dei conti, ragionevoli: bastava un po’ di
flessibilità e di disponibilità a dialogare con il nazismo e la pace sarebbe
stata salvata. La vera minaccia, secondo Faure, veniva dai guerrafondai capitalisti,
dalla grande finanza, dalle banche che avevano tutto da guadagnare dallo
scoppio di una guerra grazie al commercio delle armi. Non era Hitler la vera
minaccia: a meno che non lo si volesse considerare un pazzo. Ma com’era possibile,
diceva Faure nei suoi comizi, che milioni di tedeschi avevano prestato ascolto
ad un pazzo? Il fatto che Hitler fosse ben voluto e seguito da milioni di
tedeschi, soprattutto dai giovani, dimostrava che non era possibile che fosse
un pazzo. C’era della ragione in ciò che diceva, e occorreva ascoltarlo.