Le
bufale sui miracoli di Hollande
Sarà
arrivata anche a voi l’email che presentava con tono entusiasta l’operato del
Presidente francese François Hollande nei primi due mesi di governo. Ha fatto
il giro delle caselle di posta elettronica italiane più o meno intorno alla
metà di luglio. Forse ha fatto più di un giro: a me, ad esempio, è arrivata ben
quattro volte, da quattro diversi mittenti, nell’arco di una settimana. Forse
vale la pena riportarne il testo per intero, così come mi è arrivata:
“Ecco cosa ha
fatto Hollande (non parole, fatti....) in 56 giorni di governo.
Ha abolito il 100% delle auto blu e le ha messe
all’asta; il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il
più alto numero di centri urbani con periferie dissestate. Ha fatto inviare un
documento (dodici righe) a tutti gli enti statali dipendenti
dall’amministrazione centrale in cui comunicava l’abolizione delle “vetture
aziendali” sfidando e insultando provocatoriamente gli alti funzionari, con
frasi del tipo “un dirigente che guadagna 650.000 euro all’anno, se non può
permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno
meritato, vuol dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione
non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”. Touchè. Via con le Peugeot e
le Citroen. 345 milioni di euro risparmiati subito, spostati per creare (apertura
il 15 agosto 2012) 175 istituti di ricerca scientifica avanzata ad alta
tecnologia assumendo 2.560 giovani scienziati disoccupati “per aumentare la
competitività e la produttività della nazione”. Ha abolito il concetto di scudo
fiscale (definito “socialmente immorale”) e ha emanato un urgente decreto
presidenziale stabilendo un’aliquota del 75% di aumento nella tassazione per
tutte le famiglie che, al netto, guadagnano più di 5 milioni di euro all’anno.
Con quei soldi (rispettando quindi il fiscal compact) senza intaccare il
bilancio di un euro ha assunto 59.870 laureati disoccupati, di cui 6.900 dal 1
luglio del 2012, e poi altri 12.500 dal 1 settembre come insegnanti nella
pubblica istruzione. Ha sottratto alla Chiesa sovvenzioni statali per il valore
di 2,3 miliardi di euro che finanziavano licei privati esclusivi, e ha varato
(con quei soldi) un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole
elementari avviando un piano di rilancio degli investimenti nelle
infrastrutture nazionali. Ha istituito il “bonus cultura” presidenziale, un
dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come
cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati
disoccupati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati, in modo
tale da far risparmiare soldi della spesa pubblica, dare un minimo contributo
all’occupazione e rilanciare dei nuovi status sociale. Ha abolito tutti i
sussidi governativi a riviste, rivistucole, fondazioni, e case editrici,
sostituite da comitati di “imprenditori statali” che finanziano aziende
culturali sulla base di presentazione di piani business legati a strategie di
mercato avanzate. Ha varato un provvedimento molto complesso nel quale si offre
alle banche una scelta (non imposizione): chi offre crediti agevolati ad
aziende che producono merci francesi riceve agevolazioni fiscali, chi offre
strumenti finanziari paga una tassa supplementare: prendere o lasciare. Ha
decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di
tutti i parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che
guadagnano più di 800 mila euro all’anno. Con quella cifra (circa 4 miliardi di
euro) ha istituito un fondo garanzia welfare che attribuisce a “donne mamme
singole” in condizioni finanziarie disagiate uno stipendio garantito mensile
per la durata di cinque anni, finché il bambino non va alle scuole elementari,
e per tre anni se il bambino è più grande. Il tutto senza toccare il pareggio
di bilancio. Risultato: ma guarda un po’ SURPRISE!! Lo spread con i bund
tedeschi è sceso, per magia. E’ arrivato a 101 (da noi viaggia intorno a 470).
L’inflazione non è salita. La competitività re la produttività nazionale è
aumentata nel mese di giugno per la prima volta da tre anni a questa parte. Hollande
è un genio dell’economia?
FATE GIRARE!!!”
Oggi sappiamo che il testo di questa email è nato all’interno
di qualche social network e da lì qualcuno l’ha fatto rimbalzare nel resto
della Rete. Poi, attraverso i blog, attraverso Facebook e Twitter e grazie alla
catena di Sant’Antonio delle email (vecchio sistema che funziona sempre) ha
adescato, a quanto pare, centinaia di migliaia di internauti creduloni. Sì,
creduloni, perché ciò che sta scritto in quell’email è semplicemente falso. Una
delle tante bufale che girano in internet, una balla spaziale che ha fatto
cadere in errore persino qualche giornalista esperto (vedi il caso di Leonardo Coen
di Repubblica che nel suo blog, in un
primo momento, ha dato credito alla notizia, poi, dopo alcune verifiche, si è
accorto della falsità delle informazioni e ha fatto precipitosamente marcia
indietro: vedi Hollande, la bufala dei tagli e la figuraccia di Repubblica, in Excite,
Pazzo Web, 18/7/2012).
Chi ha creduto a questa falsa notizia deve possedere,
ovviamente, l’accesso a Internet e collegarsi con una certa frequenza ai social
network; ma deve anche possedere qualche nozione di economia e di politica, per
capire di cosa si stava parlando nell’email, deve essere abbastanza informato
sulle questioni relative al fiscal compact, allo spread e ai costi della politica: insomma, molto probabilmente
possiede un grado di istruzione medio-alto. Ad esempio, coloro che hanno inviato
a me la lettera sono tutte persone laureate. Un breve sondaggio tra amici e
colleghi che hanno ricevuto la stessa mail mi ha confermato l’intuizione: a
farla girare non sono individui sprovveduti, ma persone con livello di
istruzione medio-superiore o universitario e in genere mostrano una discreta attenzione
nei confronti dell’attualità politica.
![]() |
Paolo Attivissimo, cacciatore di bufale in Rete |
Della bufala su Hollande si sono occupati ormai in molti:
Gian Antonio Stella su Sette (numero
del 30 agosto 2012), il supplemento del Corriere
della sera; Beatrice Mautino su Wired.it
(vedi ad esempio: Le auto blu di Hollande, come nasce una bufala del genere, in Wired.it del 4 settembre 2012); Giuditta Mosca sul quotidiano Il Sole24ore (vedi I miracoli di Hollande, sul web spopola la bufala su Le President,
in Il Sole24ore.it del 18 luglio
2012); e, infine, Paolo Attivissimo (I miracoli d’Hollande, 17 luglio 2012) che, nel suo blog Il Disinformatico, dà la caccia da anni a bufale come questa e
smaschera continuamente teorie del complotto campate in aria e inganni
circolanti in Rete. Vi rinvio a queste fonti per trovare puntuali demolizioni
delle balle raccontate su Hollande. Sulle quali tornerò tra un attimo.

Naturalmente di creduloni disposti a credere a queste
come ad altre balle ve ne sono sempre stati, anche prima di Internet. Il
negazionismo, ad esempio, ha riguardato in passato materie come l’Olocausto
(anche oggi c’è chi lo nega) o come la missione Apollo 11 e relativo sbarco
sulla Luna (rinvio sempre all’aggiornatissimo blog di Paolo Attivissimo e ai
libri di Massimo Polidoro, autori che, tra l’altro, collaborano con il CICAP).
Analogamente, da secoli circolano teorie complottiste e dietrologie fantasiose per
spiegare eventi difficili da capire: nel medioevo si credeva agli untori per
spiegare la peste; si vedevano fate e streghe laddove si verificavano fenomeni
inspiegabili per la cultura del tempo; si sosteneva che i mari tempestosi
fossero abitati da mostri terribili… Dall’età moderna in poi si è diffusa la
teoria del “complotto ebraico” contro la civiltà cristiana, complotto a cui sono
stati via via addebitati eventi come le pestilenze, le guerre di religione, le crisi
economiche (specie quella del 1929), le due guerre mondiali e persino la stessa
Shoah. Com’è noto, a queste teorie del complotto si sono ispirati i dittatori
del Novecento per attuare e giustificare politiche repressive e di sterminio.
Niente di nuovo sotto il sole, quindi? No, il nuovo c’è,
un nuovo che invita ad un’attenzione maggiore rispetto al passato. Il nuovo di
oggi è Internet, perché capace di generare un “io collettivo” di straordinaria
potenza, di fronte alla quale rischiamo di essere tutti sprovveduti. E, come dicevamo prima, non
bastano i titoli di studio a salvarci. Lo aveva già notato Le Bon alla fine
dell’Ottocento: quando moltissimi individui sono riuniti in gruppo, non vi è
differenza tra una folla di asini e una di accademici di Francia. Internet è il
catalizzatore delle folle contemporanee, ciò che gira nel suo enorme ventre può
divorare il buon senso e l’intelligenza di chiunque. Quando una notizia è
appresa attraverso i suoi canali sembra che vengano meno tutti i principi di
cautela che in altre occasioni utilizzeremmo per non essere presi per il naso. Inoltre,
più la notizia è stramba, più essa si mostra capace di alludere ad un mistero
irrisolto, e più essa dona all’utente che la diffonde il crisma della modernità e
della trasgressione: chi la fa circolare cerca il suo momento di celebrità e
spera che la rivelazione della verità, che soltanto lui ritiene di conoscere,
possa donargli una fama da rock star. Internet è capace di solleticare a tal
punto la volubilità e la frustrazione delle folle contemporanee da spingere
milioni di individui ad inventare notizie di sana pianta e a spacciarle in Rete
come Verbo.
Torniamo ad Hollande. C’era, in questo caso, un
principio di cautela che si poteva usare di fronte a quella email? Certo che c’era!
Bastava chiedersi come mai, di quegli incredibili trionfi politici del
Presidente francese, non un solo giornale d’Oltralpe facesse menzione; nessuno,
neppure quelli del Partito socialista, il partito di Hollande, che, pure,
avrebbero avuto tutto l’interesse a pubblicizzare le eroiche riforme del suo
leader; neppure il sito Internet del governo francese che pubblica le norme
emanate dall’esecutivo e, come nel caso dei giornali socialisti, avrebbe avuto tutto
l’interesse a divulgare simili informazioni. Beatrice Mautino, la già citata giornalista
di Wired.it, ha persino telefonato ai suoi colleghi a Parigi per chiedere loro se sapessero qualcosa di queste
riforme, ed essi sono letteralmente caduti dalle nuvole… Insomma, di fronte all’enormità
della notizia bastava esercitare un po’ di sano scetticismo prima di abboccare.
Ma la tentazione di apparire il Vendicatore dei torti subiti dal popolo è evidentemente
troppo forte per certi navigatori di Internet, tanto da fagocitare in un sol
boccone il loro buon senso e il loro scetticismo. “Annullamento della
personalità cosciente, predominio della personalità inconscia, orientamento
determinato dalla suggestione e dal contagio dei sentimenti e delle idee in un
unico senso, tendenza a trasformare immediatamente in atti le idee suggerite,
tali sono i principali caratteri dell’individuo in una folla. Egli non è più se
stesso, ma un automa, incapace di essere guidato dalla propria volontà”
(Gustave Le Bon, Psicologia delle folle,
[1895], tr. it. Milano, Mondadori, 1982, p. 39).
Internet
può essere pericoloso se lasciamo che il fascino del mezzo annulli la nostra
capacità di giudizio. Ma può essere “umanizzato”, a patto di non rinunciare ad
usare la ragione e il dubbio metodico cartesiano, almeno quando serve (ma serve
spesso). FATE GIRARE!!