Le
spensierate affermazioni del Cavaliere sul fascismo
Le battute, si sa, fanno ridere, o dovrebbero far ridere.
L’ex Presidente del Consiglio Berlusconi ci ha abituato al “battutismo”
politico. Ci ricordiamo tutti di quando disse di Rosy Bindi “è più bella che
intelligente”, o di quando disse di Obama, da poco eletto alla sua prima Presidenza
degli Usa, che era “abbronzato”. Gli inizi della “discesa” in campo del Cavaliere furono
forse i più produttivi e “creativi”: di sé disse di essere “l’unto del signore”,
il “presidente operaio”, “il miglior capo o presidente d’Europa”, “il miglior
Presidente del Consiglio che l’Italia abbia avuto in 150 anni di storia”. Due
anni fa, in piena crisi economica, ebbe il coraggio di negarne l’esistenza,
sostenendo che la prova era offerta dai “ristoranti pieni”. Più o meno quasi
contemporaneamente affermò anche che “i poveri sono persone diseducate al
benessere”. Una vera delizia queste parole, soprattutto per chi si arrabatta
tutti i giorni per sbarcare il lunario, oppure per trovare un lavoro dopo aver
perduto la precedente occupazione.
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Un momento dell'intervista di Berlusconi il 27 gennaio scorso |
Su Mussolini non è la prima volta che si esprime. Ha spesso
lodato il ventennio come epoca di sviluppo economico e di efficienza
produttiva, di correttezza e onestà dei funzionari, di prestigio internazionale
e di gloria per l’Italia. Messo alle strette dai giornalisti, un giorno affermò
addirittura che “Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, al massimo mandava
qualcuno a trascorrere un periodo di vacanza al confino”. Non mi stupisco,
perciò, di quanto ha affermato il 27 gennaio, in piena celebrazione della “Giornata
della memoria”: “il fatto delle leggi razziali”, ha detto all’intervistatore, “è
stata la peggior colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi
invece aveva fatto bene” (vedere il servizio sulla frase di Berlusconi ad
esempio su repubblica.it).
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Propaganda antisemita del fascismo |
Per valutare questa battuta, dai più giudicata infelice, separerei due aspetti: il giudizio storico in essa contenuto; il suo valore politico. Dal
punto di vista storico, l’affermazione di Berlusconi contiene una mezza verità,
un errore e un’ovvietà. La mezza verità consiste nell’aver imputato all’alleanza
con la Germania nazista l’obbrobrio delle leggi razziali del 1938: in effetti è
verosimile pensare che se Mussolini non avesse sottoscritto l’Asse del 1936,
difficilmente il fascismo italiano si sarebbe fatto trascinare nella guerra e
nella crociata antisemita. Tuttavia, la decisione di emanare le leggi razziali
fu presa da Mussolini in perfetta autonomia, senza alcuna pressione da parte di
Hitler, senza alcuna richiesta da parte della popolazione italiana che, anzi,
non comprese e in massima parte si oppose alla politica antisemita.
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L'applicazione delle leggi razziali a Roma, nel 1938 |
L’errore contenuto dall’affermazione di Berlusconi sta nell’attribuire
a Mussolini tanti buoni risultati politici: oggi sappiamo che anche nelle
imprese più lodate del fascismo, come “quota 90”, come la “battaglia del grano”,
come la bonifica integrale, vi sono aspetti positivi e aspetti molto negativi,
risultati solo parzialmente conseguiti a fronte di grandi sacrifici e di gravi
compromessi che il Duce dovette imporre e accettare per rincorrere gli
obiettivi di prestigio che aveva deliberato.
L’ovvietà è un corollario di quanto appena detto:
difficilmente nella storia degli Stati e nell’azione dei leader si troveranno
soltanto errori e risultati negativi; anche il più tirannico e odiato dei capi
di governo, se ha comandato a lungo come Mussolini, ha fatto sicuramente
qualcosa di buono. Berlusconi, che spesso si atteggia ad alfiere dell’anticomunismo,
dovrebbe riconoscere come valida questa ovvietà anche per Stalin, e, ci sia
consentito dirlo, persino per Hitler. Tutti i governi della storia mondiale, insomma,
al netto degli errori conclamati ed evidenti, “per tanti altri versi hanno fatto
bene”. Anche i governi della Repubblica italiana.
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Hitler e Mussolini |
Riguardo al giudizio politico, la questione è invece molto
più semplice: Berlusconi ha detto una cosa politicamente errata e pericolosa. Chi
ama la libertà e la democrazia deve riconoscere che quel che conta, nella
valutazione dell’opera di un leader, non è solo la grandezza dei risultati
ottenuti (molto discutibile nel caso di Mussolini) ma il prezzo che si è pagato
per raggiungerli. Il fascismo potrà anche essere arrivato a mete impensabili
per i governi liberali (i quali, però, avevano unificato l’Italia: Mussolini,
entrando in guerra, l’ha spezzata in due), ma lo ha fatto negando la libertà di
espressione, di associazione e di voto. Potrà aver reso l’Italia
autosufficiente dal punto di vista cerealicolo (impoverendo per altro i
rimanenti settori dell’agricoltura), ma lo ha fatto zittendo con la violenza
ogni opposizione. Potrà aver fondato le città nuove, come Sabaudia, Pontinia,
Aprilia, Pomezia (sbagliando completamente le previsioni circa il loro sviluppo
e la loro vocazione produttiva), ma lo ha fatto imponendo la dittatura.
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Lo storico Giovanni Sabbatucci |
Lo ha detto in una bella intervista (vedere qui) lo storico Giovanni
Sabbatucci, rispondendo per le rime a Berlusconi: “va riconosciuto a Mussolini
il fatto che la sua dittatura fu meno sanguinaria rispetto a quella dei suoi
coevi. Detto questo, Mussolini fu fin dall’inizio un dittatore […]. Tanto basta
per condannarlo anche se avesse fatto bene tutto il resto. Questo è il punto”.
Parole che dovremmo mandare a memoria una volta per tutte. L’affermazione
di Berlusconi è stata politicamente errata, ma si nutre di una valutazione storica
altrettanta sbagliata del fenomeno fascista: il fascismo non fu un governo
liberale, non lasciò vivere le istituzioni che dovrebbero essere difese da chi,
come Berlusconi, si professa amante della libertà. Il fascismo uccise la
libertà di stampa, sciolse i partiti e i sindacati non fascisti, soffocò il
diritto di espressione, ridusse il Parlamento ad una succursale del Partito
fascista, impose la violenza laddove non arrivò con i decreti e con i Prefetti.
E infine, dovrebbero dirlo a Berlusconi che dice di essere liberista,
statalizzò gran parte dell’economia nazionale.
Dicevo all’inizio che le battute fanno ridere. Naturalmente l’affermazione
sul fascismo dell’ex premier non era una battuta, ma l’esposizione di un
pensiero, sebbene fatta con la solita leggerezza con cui Berlusconi pronuncia
le sue battute. Questa volta, però, non solo non ha divertito (ma chi mai ha
riso di tutte le altre sue battute?), ma ha rivelato la profonda ignoranza
storica e politica (oltreché l’insensibilità: non si dimentichi che il 27
gennaio era la Giornata della memoria) di un leader che si appresta a
ripresentarsi alle elezioni politiche. Ne trarranno le giuste conseguenze gli
italiani che andranno a votare?