Il “pensiero unico”
gay e il rischio di un nuovo conformismo
L’episodio è noto: il 26
settembre scorso Guido Barilla, Presidente dell’omonimo gruppo industriale,
durante un’intervista rilasciata ai conduttori della trasmissione La zanzara di Radio 24, ha affermato che
non farà “mai uno spot con una famiglia omosessuale”. “Per noi – ha proseguito
– il concetto di famiglia sacrale rimane un valore fondamentale dell’azienda”;
“la nostra è una famiglia classica dove la donna ha un ruolo fondamentale”. E
ha concluso: “Se ai gay piace la nostra pasta e
la comunicazione che facciamo mangeranno la nostra pasta, se non piace faranno
a meno di mangiarla e ne mangeranno un'altra”
(si veda qui).
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Guido Barilla |
Non mi impegnerò in una
dotta e noiosa confutazione del pensiero di Barilla, operazione già compiuta da
altri. Mi limiterò solo ad un paio di osservazioni: innanzitutto il concetto di
“famiglia sacrale”, che forse non è mai esistita, è contestabile; inoltre, la
seconda parte dell’intervista, dove Barilla afferma che i gay possono fare quel che vogliono “senza disturbare gli altri”, è non solo priva di misura e di
educazione, ma soprattutto arrogante per il fastidio nei confronti degli omosessuali
che traspare dalle parole. Barilla ha compiuto un autogol dal punto di vista
comunicativo, e uno scivolone dal punto di vista dello stile e delle buone
maniere. Di più non mi sembra proprio il caso di aggiungere.
Sia ben chiaro: ho sempre
sostenuto in modo convinto il diritto degli omosessuali a vivere come
preferiscono e ad avere gli stessi diritti degli eterosessuali. Pur ritenendo
discutibile la richiesta del movimento gay di poter avere figli (adottandoli o
ricorrendo all’ “utero in affitto”), tuttavia non ho motivi solidi da
contrapporre e mi rendo conto che se si parifica l’unione omosessuale a quella
etero, riconoscendole diritti civili e sostegni socio-economici come se si
trattasse di una “famiglia tradizionale”, prima o poi sarà inevitabile
consentire ai gay di diventare genitori. Detto questo, ciò che proprio non ho
digerito della vicenda Barilla è la reazione conformista che essa ha suscitato
in tutto il mondo occidentale.
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Uno screenshot Twitter del boicottaggio contro Barilla |
Anche in questo caso
l’episodio è noto: il mondo gay è insorto gridando all’omofobia; sui social
network è stata subito condivisa l’iniziativa avviata in Twitter con l’hashtag
#boicottabarilla; Nichi Vendola ha affermato: “il battutismo come quello di
Barilla credo strizzi l’occhio ai peggiori stereotipi e pregiudizi che
appartengono alla peggiore ‘Italietta’”; Flavio Romani, Presidente di Arcigay,
ha rincarato la dose dichiarando che “se per il
signor Barilla le famiglie formate da gay e lesbiche non fanno parte della sua
tavola, siamo noi a voltargli le spalle e a scegliere altri prodotti,
culturalmente più sani e sicuramente più degni di stare sulle tavole degli
italiani”; infine Alessandro Zan, deputato di Sel ed esponente del movimento
gay, ha sparato il colpo di grazia: “Ecco un altro esempio di omofobia
all'italiana. Aderisco al boicottaggio della Barilla e invito gli altri
parlamentari […] a fare altrettanto. Io comunque avevo già cambiato marca. La
pasta Barilla è di pessima qualità” (per queste dichiarazioni si veda qui).
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Nichi Vendola |
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Neelie Kroes |
Tutto o
quasi tutto il mondo della politica, della cultura, dello spettacolo,
dell’associazionismo si è scagliato contro Barilla. Rare le eccezioni (e per lo
più provenienti da gruppi e partiti di centro-destra o di destra estrema: vedi
ancora qui). Su Twitter, nei due giorni successivi all’intervista, si è
letteralmente scatenato un linciaggio contro Barilla (vedi ad esempio qui), non
solo in Italia, ma anche nel resto d’Europa e oltre Oceano. Neelie Kroes,
Vicepresidente della Commissione europea, ha scritto un altezzoso tweet:
“signor Barilla, molti dei miei migliori amici compravano la sua pasta”. I
giornali inglesi, francesi e tedeschi hanno dato grande rilievo al caso,
mostrando i limiti e l’anacronismo della cultura della classe dirigente
italiana e approfittandone per assestare una sonora legnata ad uno dei
principali esportatori di merci nei loro paesi.
Il massacro
è stato così ben congegnato che già il 27 mattina Barilla ha dovuto effettuare
una rettifica parziale, con questa dichiarazione (vedere ancora qui): “Mi scuso se le mie parole
hanno generato fraintendimenti o polemiche, o se hanno urtato la sensibilità di
alcune persone. Nell'intervista volevo semplicemente sottolineare la centralità
del ruolo della donna all'interno della famiglia […]il massimo rispetto per
qualunque persona, senza distinzione alcuna […] il massimo rispetto per i gay e
per la libertà di espressione di
chiunque”. Ha poi concluso con una frase che suona come una vera e propria
marcia indietro, sicuramente imposta da ragioni economiche più che etiche o
culturali: “Barilla nelle sue pubblicità rappresenta la famiglia perché questa
accoglie chiunque, e da sempre si identifica con la nostra marca”. Accoglie
chiunque, anche i gay, quindi.
Il
linciaggio globale mi è sembrato un vero e proprio esempio di tirannia della
maggioranza che diventa virale grazie al conformismo di Twitter e di Facebook:
i social network, anche in questo caso, hanno mostrato il loro lato peggiore,
ovvero la capacità di esaltare la naturale tendenza degli uomini ad adeguarsi alle
opinioni più diffuse. In altre parole, hanno dimostrato ancora una volta di
essere strumenti e veicoli di conformismo di massa, se utilizzati senza
intelligenza. Alla base del linciaggio contro Barilla, infatti, c’è un’opinione
comune globale che sta diventando “pensiero unico”.
Se intorno
alla metà del secolo XX l’omosessualità era considerata una perversione morale,
oppure una malattia mentale, dalla maggioranza della popolazione occidentale,
oggi la retorica pubblica ha imposto uno stereotipo del tutto opposto. Essere
gay, per l’opinione pubblica, è considerato oggi una scelta, un’opzione
esistenziale che si esercita in assoluta libertà e con piena consapevolezza. La
scelta omosex rientrerebbe, quindi, all’interno di quelle decisioni etiche
relative alla vita (come il divorzio, l’aborto, l’inseminazione artificiale, l’eutanasia;
ma anche le scelte politiche e religiose) che competono alla coscienza
individuale, non all’autorità (del potere, della Chiesa, della tradizione). La
coscienza del singolo uomo ha, secondo questo punto di vista, piena
disponibilità della vita, del corpo e della mente (in una parola dell’essere)
dell’individuo a cui appartiene; nessuno ha il potere di interferire con la
coscienza per spingerla a comportarsi in modo contrario alle sue deliberazioni.
Secondo alcuni esponenti del movimento LGBT (Lesbo, Gay, Bisex, Transex) anche
le scelte bi- e transex (o, meglio, transgender)
rientrerebbero in questa disponibilità assoluta dell’essere attribuita alla
coscienza individuale.
Il punto importante per
capire la vicenda Barilla è proprio qui, nell’affermazione del diritto assoluto
a scegliere, nella convinzione che in questioni di sesso ci si debba comportare
come nelle questioni di religione, ovvero: chi abbia ragione non si sa, ma
ognuno è libero di scegliere come la propria coscienza gli dice, senza
condizionamenti di alcun tipo. Bene, se le cose stanno così, essere etero o gay
non è necessità di natura né obbligo sociale, ma, appunto, opzione; opzione
anche condividere le scelte di chi diventa gay, fermo restando che occorre
rispettarle anche se le si avversa. Rientra nella piena disponibilità della
coscienza, quindi, decidere se opporsi sia privatamente che pubblicamente ad
una scelta che non si condivide, con l’unico limite di non impedire agli altri
di scegliere a loro volta ciò che vogliono.
Per queste ragioni, dedotte
dagli stessi assiomi condivisi dal movimento gay, Barilla ha piena libertà di
scegliere se pubblicizzare una famiglia omosessuale o una tradizionale: la sua
scelta è libera, come quella di chi la pensa in modo opposto a lui. Non
dovrebbe usare un linguaggio sprezzante e arrogante contro i gay, ma la sua
libertà di opzione deve restare sacrosanta per chiunque creda davvero nella
libertà di opinione. Liberi di non frequentare casa sua (e di non mangiare la
sua pasta), i gay e i sostenitori del movimento LGBT.
Invitare il mondo intero a
boicottare i prodotti della sua industria è invece un atto di intimidazione, un
ricatto che, con la pressione di milioni di clienti, intende imporre
all’incauto Presidente un’opinione che egli non condivide: minacciando di
arrecargli un danno economico, i boicottatori hanno intimato a Barilla di
ritrattare. Franco Grillini, Presidente di Gaynet Italia, lo ha detto
esplicitamente: “in molti paesi come gli Usa le
campagne per il 'boicot' hanno avuto un enorme successo […] consiglieremmo al
signor Guido una rapida marcia indietro se non vuole guai seri all'estero. In
ogni caso facciamo appello agli altri produttori di pasta a prendere le
distanze dalle infelici dichiarazioni del signor Barilla” (vedi qui). Invito
colto al volo dai concorrenti rivali, come ad esempio Buitoni.
Desta
impressione la capacità di mobilitazione planetaria del movimento gay. La
vicenda ha rivelato che ormai esiste un pensiero unico sull’omosessualità che
va via via imponendosi con la forza di una lobby organizzata. Non solo: esso
impone ciò che si deve dire e pensare circa le scelte sessuali, sia dei gay sia
degli etero. Il monopolio delle valutazioni su questo ambito è completamente
nelle mani di tale lobby. Finché il movimento gay si è battuto per affermare la
propria facoltà di scelta contro il volere della maggioranza, la sua forza ha avuto
il compito di difendere la libertà delle minoranze; ma nel momento in cui riesce
a zittire, con l’intimidazione, chi non la pensa come i suoi sostenitori, è
esso stesso a minacciare la libertà di espressione. Ieri erano i Barilla a
formare la maggioranza dispotica, mentre i gay erano la minoranza oppressa;
oggi è l’opposto: oggi non si può più contestare il movimento LGBT, neppure in
sede di discussione filosofica, perché si rischia l’accusa di omofobia. Non
solo: non è neppure possibile, per un personaggio pubblico, esprimere la
propria preferenza eterosessuale, perché, come minimo, gli viene riservato un
linciaggio mediatico. Sarebbe questo l'esito della libertà di espressione conquistata dai gay?
[Parte I]
RispondiEliminaCredo che la decisione del manager di esporre in modo cosi diretto un suo pensiero al giudizio mediatico sia stata decisamente poco ragionata. Doveva aspettarsi una reazione di dimensioni simili, fatta per lo più di insulti tramite i social networks, che sempre più spesso rappresenta la "notizia del giorno" nella società odierna. Dal mio punto di vista però, essendo a capo di un'azienda totalmente privata, nessuno può pretendere che Barilla non dica la sua opinione, seppur non condivisa, e non basi la sua strategia di vendita su preferenze personali. Anche perché, da un punto di vista economico, la parte che ne esce svantaggiata è proprio la sua azienda, rischiando di perdere una parte della clientela per una scelta non basata sulla qualità del prodotto, ma sul modo in cui lo stessa venga promosso attraverso la pubblicità. Non vedo nessuna espressione eccessivamente offensiva nella sua dichiarazione e per questo condivido l'opinione qui espressa, ossia che il "linciaggio" mediatico che ha generato è stato decisamente esagerato.
[Parte II]
RispondiEliminaCasualmente ho avuto l'occasione di trascorrere un viaggio in treno da Milano a Firenze proprio con una coppia di ragazzi omosessuali, il giorno dopo delle "assurde" dichiarazioni di Barilla e non potevo non aprire l'argomento per chiedere loro un'opinione. Con sorpresa, uno dei due mi ha risposto in questo modo < Sai come ho risposto ai miei amici di FB sostenevano il boicottaggio? Mi sono fatto una foto con un pacco da mezzo kilo di penne e ho scritto "Io le penne le continuo a mangiare, alla faccia vostra!!". Non è ragionevole boicottare un prodotto di cui apprezzi la qualità perché nel suo spot c’è una coppia gay. Certo, mi sarei offeso se avesse detto qualcosa con disprezzo, ma mi sembra si sia espresso in maniera abbastanza corretta.>
E da questa riflessione siamo finiti a parlare proprio di come a volte la comunità gay attiri attenzione in modo sbagliato, identificandosi volontariamente in qualcosa di diverso dalla restante comunità. Io ho diversi amici omosessuali, e sono tutti ragazzi che vivono la loro vita normalmente, senza voler apparire o differenziarsi dal resto delle persone. Credo sia proprio qui il fulcro di un possibile cambiamento della mentalità italiana, ancora molto arretrata, conservatrice e vincolata dal pensiero religioso: il gay non deve differenziarsi (poi rivendicando i suoi diritti), ma piuttosto provare a mescolarsi. Solo quando ogni persona omosessuale trascorrerà il suo tempo con chiunque, non limitandosi alla cerchia di amici omosessuali che frequentano solo locali per omosessuali, avverrà la vera integrazione. La naturale conseguenza sarebbe che nel momento in cui queste coppie rivendicano – giustamente - gli stessi diritti delle coppie etero, il resto della popolazione non si “scandalizzerebbe” per richieste simili perché sarà già abituata a viverci insieme giorno dopo giorno senza neanche accorgersene. Penso che questa "usanza" di rappresentarsi nel movimento LGBT, invece che come individui singoli in cerca dei propri diritti, abbia il beneficio di diffondere e mettere in primo piano a livello globale la loro battaglia per i diritti ma allo stesso tempo privi i singoli membri della loro stessa identità e li faccia sentire parte di una lobby in cui ognuno deve pensare nello stesso identico modo. I ragazzi con cui sono amica sono molto aperti mentalmente e mi hanno pienamente dimostrato che comportandosi come tutti gli altri e non volendo differenziarsi volontariamente non hanno avuto alcun problema nella loro vita quotidiana: dall'università, al cercare lavoro, al vivere esperienze sessuali più o meno serie, al mantenere uno stretto legame con la famiglia, al parlare con i loro vecchi amici delle loro "nuove scoperte" senza mai sentirsi soli e rifiutati. Magari sono stata fortunata io, o magari sono la prova che a volte è meglio abituare la comunità partendo dalle persone che ti stanno vicino invece che urlando e imponendo cambiamenti radicali a suon di manifestazioni e Twitter.
E’ sempre un piacere leggere i suoi articoli Professore :) un caro saluto!
Ciao Benedetta! Grazie per i tuoi interventi che ho molto apprezzato. Condivido le tue idee, e aggiungo che anch'io ho conosciuto e frequentato, e tuttora conosco, omosessuali, i quali altro non chiedono che di condurre un'esistenza normale e appartata. Anche la tua esperienza, da quanto ho letto, è stata finora identica alla mia. Come in ogni altra manifestazione culturale o sociale dei comportamenti umani, il pericolo non viene mai da chi desidera esistenze rispettose e silenziose, ma da chi cerca di imporre nuovi conformismi. Detto questo, sono convinto anch'io che l'Italia sia particolarmente indietro sul piano del riconoscimento dei diritti civili ai gay, perciò occorre ancora operare per cambiare norme e mentalità. Ma senza prevaricare, senza intolleranze. Un caro saluto a te e a tutta la tua famiglia, che ricordo sempre con affetto e ammirazione. Torna a far visita al blog, mi raccomando!
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